FilmdiPeso - Short Film Festival
locandina di "Storia degli Uomini che volevano Bruciare New York"

Cast


Musiche:
Ivan Lo Giusto

Montaggio:
Veronica Scotti

Fotografia:
Sabina Bologna

Produttore:
Giorgio Carella

Storia degli Uomini che volevano Bruciare New York


Regia: Giorgio Carella
Anno di produzione: 2018
Durata: 100'
Tipologia: documentario
Genere: guerra/sociale/storico
Paese: Italia
Produzione: Istituto Luce
Distributore: Istituto Luce
Data di uscita: n.d.
Formato di proiezione: DCP, colore e bianco/nero
Ufficio Stampa: Ufficio Stampa Cinecittà Luce
Titolo originale: Storia degli Uomini che volevano Bruciare New York
Altri titoli: Story of the Men Who Wanted to Burn New York

Sinossi: Più che una storia, quella della Decima Mas è un’avventura. Un’avventura anomala per i canoni militari italiani, un'avventura ambigua e controversa. Un’avventura che affonda le proprie radici in una fredda notte del 1918, quando due tenenti della marina italiana concepiscono per primi l’idea di un attacco a sorpresa con mezzi d’assalto subacquei, e la mettono in atto, soli di fronte alla profondità del mare e alla flotta nemica. Proprio a questo evento, accaduto nelle acque del porto di Pola, si ispirano i fondatori della Decima Flottiglia Mas.
L’individualismo eroico e il senso dell’impresa sono da subito le caratteristiche fondanti di questa formazione militare: un gruppo di sabotatori, agenti segreti, marinai e palombari che rappresentano una elite tecnico-militare ma anche morale, uomini con il culto della bella morte, sprezzanti del pericolo e inarrestabili nella loro scelta, anche quando diventa evidente che la loro scelta sarà sconfitta dalla storia. Creano un gruppo di combattimento d'assalto dal nulla. Ne creano i mezzi tecnici, inventandoseli completamente da zero, mettendosi così nella situazione di riportare la guerra sul piano del duello con la marina britannica, ai tempi la più grande e preparata del globo. Tecnologia e sprezzo del pericolo per andare contro al nemico a tutti i costi e a qualsiasi prezzo incuranti quasi della complessità del conflitto mondiale. Incapaci di vedere lo scontro fra totalitarismo fascista, socialismo reale e democrazia capitalistica. Incuranti di tutto se non di morire combattendo, come gli eroi omerici o come gli antichi samurai. Far saltare corazzate in tutto il Mediterraneo, sfondare porti e piegare i rifornimenti, risultare l'unico reparto, oltre che il più piccolo, in grado di riportare vittorie in un conflitto che per l'Italia volge da subito al peggio. Talmente avanzati da progettare il primo attacco a New York, il primo in suolo continentale americano, anticipando di una sessantina d'anni l'attacco alle Twin Towers. Scegliere di stare con i tedeschi dopo l'8 settembre, seguire il declino della storia, intestardisti nella volontà di non vedere gli avvenimenti mutare, l'amico trasformarsi in nemico, decidere deliberatamente di farsi risucchiare da un buco nero per difendere il concetto dell'onore e della parola data, anche quando ci si è resi conto che si è detta una stupidaggine. E dopo la guerra continuare ancora. Alcuni si legheranno all'Irgun, andranno a pilotare le navi che trasbordano gli ebrei in fuga verso la Palestina, altri andranno ad a creare le truppe d'assalto israeliane, altri entreranno nei servizi segreti americani, altri nel partito comunista italiano e cubano. Tutto e sempre per continuare a combattere e non perdere la propria identità, quella del guerriero devoto ad un solo dio, quello della battaglia.
Catalizzatrice di pregiudizi, fraintendimenti ed oggettiva fascinazione, la Decima Mas viene per lo più associata alle attività militari svolte dopo l’8 settembre del ‘43, ove vicende spesso crudeli e condannabili legate all'attività antipartigiana, ma anche al rapporto oscuro con altri elementi della storia contemporanea del nostro paese come Gladio, il Golpe Borghese, La strage di Piazza Fontana, hanno non solo fatto dimenticare le loro avventure precedenti, ma hanno anche semplificato il rapporto con le vicende del nostro paese, spesso abituato a salire sul carro del vincitore, spesso abituato a giudicare e condannare chi non fa parte della propria squadra. In questo modo si cancella la memoria e si semplifica il ragionamento sulle identità. Ci interessa il ritratto antropologico del guerriero, un guerriero per giunta in grado di raccontare un tipo di italianità completamente diversa da quella corrispondente ad una certa serie di luoghi comuni.

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