I Viaggi Di Roby
locandina di "War is Over"

Cast


Soggetto:
Stefano Obino
Tania Masi

Sceneggiatura:
Stefano Obino
Tania Masi

Montaggio:
Stefano Obino
Vladimir Gojun

Fotografia:
William Chicarelli Filho

Suono:
Tihomir Vrbanec
Luka Gamulin

Produttore:
Tania Masi
Stefano Obino
Sinisa Juricic

Produttore Esecutivo:
Tania Masi

Color Grading:
Tomislav Stojanovic

Assistente di Produzione:
Ahmed Taha Abdulbaqi

Assistente alla Regia:
Sizar Ismat Tayeb

Voce Narrante:
Soleen

War is Over


Director: Stefano Obino
Year of production: 2021
Durata: 75'
Tipology: documentario
Genres: guerra/sociale
Country: Germania
Produzione: Nukleus Film, Jaako Dobra Produkcija
Distributore: n.d.
Data di uscita:
Formato di proiezione: DCP, colore
Press office: Gargiulo&Polici Communication
Titolo originale: War is Over

Storyline: La fine di una guerra non è mai una fine, anche quando i capi di Stato e i media dichiarano vittoria.
Il nostro viaggio si svolge nel Kurdistan iracheno. Un'area che, dal conflitto contro l'Isis, ha ereditato oltre 40 campi profughi, 1,6 milioni persone in stato di necessità, di cui la metà ha meno di 18 anni.
Il diario di una madre ci accompagna nel viaggio di ricostruzione di una vita normale, fatta di cose semplici. È un'euforia esplosiva e inaspettata. La vita vuole andare avanti.
E così, una città bombardata si lascia colorare da una piscina e delle risate di giovani che nuotano.
Un campo profughi anela a trasformarsi in una città normale, dove puoi ordinare una pizza a domicilio dalla tua tenda, andare a guardare una partita di calcio con gli amici o farti uno scrub rilassante dal barbiere.
Un'ex prigione, un tempo fortezza piena di criminali, diventa il regno dei bambini. E una fabbrica di tabacco abbandonata si trasforma nel laboratorio di un manipolo di giovani, pronti a trasformare in Arte la violenza vissuta.
WAR IS OVER è il racconto di resilienza di un'umanità troppo spesso dimenticata, in grado di risorgere dalla distruzione e dalla morte, nonostante tutto. Un poema cinematografico dedicato alla speranza, che rifiuta l'imperativo del “qui e ora” come unico modo di come unico modo di raccontare il reale e decide di raccontare il dopo.

Ambientazione: Kurdistan Iracheno

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