Sinossi *:
"Agape" = amore immenso, smisurato.
Se la sovrimpressione viene definita da Enrico Ghezzi la tecnica cinematografica che più di tutte realizza visivamente il rapporto d’amore tra due corpi, in questo caso, la sovrimpressione tra mille corpi è utilizzata per mettere in scena ciò che, per definizione, è “fuori dalla scena”, l’osceno - luogo dell’annullamento, del disfacimento, terreno dove desiderio e amore conoscono la propria apocalisse. L’osceno è qui reso nella sua forma, quasi paradossalmente, più visibile, attraverso un maelstrom mai definito di corpi, di gemiti, di voci; un “tutto” slabbrato, frammentato, lacerato fino a lasciar intravedere i buchi neri del desiderio.



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