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"Marpiccolo": il film di denuncia sociale di Alessandro di Robilant


In concorso nella sezione Alice nella Città arriva "Marpiccolo" di Alessandro di Robilant. Ambientato nell'inquinatissima Taranto della Ilva, racconta la storia di un ragazzo ormai stereotipo delle città del sud Italia: inserito nel sistema locale di micro criminalità, in perpetuo allontanamento dalla scuola, affezionato alla famiglia, incurante delle regole, in cerca di riscatto. Ma Tiziano, il protagonista interpretato da Giulio Beranek, va oltre e grazie alla sua intelligenza cerca di uscire da questo giro vizioso, finendoci però immerso fino al collo grazie alla sua stupidità di ragazzino, al brutto carattere e all'idea romanzesca dell'ultimo colpo. Malgrado possa sembrare tutto già visto, lo schema portato sullo schermo da Alessandro Di Robilant appare originale nelle dinamiche e nei rapporti tra i personaggi che si muovono bene nell'ambientazione sotto proletaria di una città post industriale, dove dell'acciaieria è rimasto solo l'inquinamento e la malavita, piu' o meno organizzata, si sostiuisce alle istituzioni ormai ridotte a far da guardiano alle macerie della società. La Ilva, ormai fabbrica di morte, è sempre presente sullo sfondo, alle spalle degli attori, nei dialoghi o nel loro passato che ne ha segnato il presente. Credibili i dialoghi, a parte qualche lampo filosofico improbabile dei ragazzini di strada, che hanno il merito di non essere pensati e scritti per il passaggio televisivo, asciutti, con il ritmo giusto e spesso in tarantino stretto. Gli attori Giulio Beranek (Tiziano), Anna Ferruzzo (Maria), Selenia Orzella (Stella), Michele Riondino (Tonio), Nicola Rignanese (Franco), Roberto Bovenga (Trascene), Giorgio Colangeli (De Nicola) e Valentina Carnelutti (l'insegnante), sono giusti e fluidi nei propri ruoli. Il film di Alessandro di Robilant giunge come film di denuncia sociale, affrontando una lunga serie di problemi di stretta attualità italiana, raccontati attraverso una storia semplice e forse non originalissima ma che funziona e scorre senza intoppi fino alla fine quando arriva il tanto difficle tentativo di riscatto.

"La trasposizione dal libro al film è stata lunga e laboriosa. Abbiamo cercato di rielaborare la storia sull'esempio del film brasiliano La Città di Dio, dove la rappresentazione degli ultimi è di grande vitalità. Non volevamo raccontare la vita di questo gruppo persone in difficoltà con tristezza, perchè consapevoli della loro realtà, ma con fermezza e vigore" ha dichiarato Alessandro di Robilant, che poi ha continuato parlando dell'Ilva "non potevamo raccontare una storia ambientata a Taranto senza lo spettro di questo mostro".

Michele Riondino, tarantino puro sangue, nato nello stesso quartiere dove è ambientato il film ha parlato di come questo film "sia un'occasione per Taranto, ormai diventata la coscienza sporca dell'Italia" e che l'Ilva è per gli abitanti della città una presenza costante nel panorama cittadino tanto che "per noi è come il sole, non ci facciamo più caso".


Alessandro Di Robilant


Giulio Beranek


20/10/2009, 16:11

Stefano Amadio