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Intervista a GIORGIO COLANGELI, un volto nuovo malgrado l'età


Un passato nel teatro e la voglia di girare film con i giovani. Giorgio Colangeli, attore romano, sta vivendo la sua giovinezza cinematografica con ruoli importanti e registi affermati. Dal 6 maggio al cinema è un allenatore di boxe in "Tatanka" e presto sarà nel cast del nuovo film di Marco Tullio Giordana.


Intervista a GIORGIO COLANGELI, un volto nuovo malgrado l'età
Giorgio Colageli
Giorgio Colangeli è l'attore "giovane" più stimato della sua generazione. E' un volto nuovo, arrivato alla notorietà da meno di un decennio. Dunque una faccia e un carattere apparsi al grande pubblico senza la crescita che accompagna in genere gli attori. E un attore bravo ed esperto, ma nuovo. E anche per questo riesce ad apprezzare il lavoro dei giovani che gli propongono spesso corti e opere prime.

"Mi piace fare cinema con i giovani perché la mia visibilità è nata con un giovane ("L'Aria Salata" di Alessandro Angelini n.d.r.) e quindi sono rimasto affezionato a questa ricerca della pepita d'oro. Con pazienza uno si fa i corti, le opere prime, anche per cercare, per quello che posso, di dare spazio ai giovani che in questa società e in questo settore ne hanno pochissimo".

"Continuiamo a chiamare giovani ragazzi e ragazze (pochissime...) di 35, 40 anni, quando ci arrivano..." prosegue l'attore nato nel 1946 "Riescono a fare il loro primo film che magari è stato scritto 7, 8 anni prima. Spesso significa accettare il compromesso e lavorare nell'ambito del puro mestiere, lasciando a casa per sempre la passione, l'entusiasmo e quelle grandi accensioni che portano alle grandi cose. Percui lo fanno nel momento in cui ne farebbero un altro, visto che dopo tanto tempo uno può cambiare idea".

Chi sono gli autori emergenti che preferisci?

"Potrei fare dei nomi, ma mi sembra ingiusto perché ne dimenticherei sicuramente qualcuno valido. Ne ho conosciuti tanti con i corti soprattutto, e lì devo dire che c'è uno spumeggìo di cose nuove e interessanti; lì c'è ancora entusiasmo. Li faccio perché c'è una bella aria da cinema pionieristico, fatto in economia, però cercando di portare il cuore oltre l'ostacolo. Spesso dove ci sono i mezzi, si spegne questa voglia di fare e si entra nel sistema; non è colpa di nessuno ma c'è questo rischio".

E più in generale?

"Sono sempre in difficoltà quando parlo di cinema. E' la mia grande passione insieme al teatro ma di cinema in realtà ne vedo molto poco per cui sono poco documentato; comunque mi piace Giorgio Diritti e anche Emanuele Crialese. Un grande regista con cui mi piacerebbe fare un film è Ermanno Olmi, perché ci ho lavorato in teatro e mi piacerebbe farlo anche al cinema".

Tra gli attori chi ti ha lasciato un particolare segno.

"Ho grandissima stima per un attore con cui ho lavorato in un paio di film, senza peraltro avere scene comuni: Michele Riondino. E' una persona di qualità e che fa questo lavoro con serietà e consapevolezza, e mi ha sempre stupito la sua capacità interiore di mimetizzarsi nei personaggi; in "MarPiccolo" era un cattivo perfetto, esemplare; in un altro film invece era uno di quei preti di periferia romani, compagni di scuola dei parrocchiani, ed era lui, così preciso che ti viene da dire dove l'hanno preso questo pretino? Con lui non pensi più all'attore.
Poi c'è ovviamente Elio Germano che ho come visto crescere, due carriere parallele le nostre (ride n.d.r.), molto slittate nel tempo; il David insieme, un film di Ettore Scola, "Concorrenza Sleale", certo con una quarantina d'anni di differenza..."

Tante uscite imminenti e impegni sul set. Quale il prossimo?

"Il prossimo impegno è nel cinema "grande" e di altissima qualità; l'attentato di Piazza Fontana, "Romanzo di una Strage" di Marco Tullio Giordana, con la sceneggiatura di Rulli e Petraglia. Inizio riprese metà maggio. Dopo avermi proposto il ruolo di Junio Valerio Borghese, il che già mi aveva inimicato diversi amici, Giordana ha cambiato idea e mi ha assegnato il ruolo di Federico Umberto D'Amato. Io ho detto "...e chi è?", e ho scoperto che era quello che stava dietro le quinte, al famigerato UAR, Ufficio Affari Riservati del Viminale, cioè il servizio segreto deviato civile che ha inquinato tutto, depistato le indagini verso gli anarchici e che certe volte ha armato la mano dei terroristi. Un grande manovratore di quegli anni che appena finito di manovrare, o forse anche durante, firmava con uno pseudonimo una rubrica di gastronomia sull'Espresso. Era anche un collezionista di automi. Strano personaggio..."

Un personaggio interessante per un attore che ha mantenuto intatta la sua modestia e la sua simpatia.

"Al cinema ci sono arrivato con un certo ritardo rispetto all'età anagrafica. In tanti mi chiamano maestro, ma in realtà io ho ancora molto da imparare".

26/04/2011, 09:00

Stefano Amadio