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TFF36 - Luca Ferri: "Il cinema indipendente non esiste"


Intervista al regista bergamasco, presente al Torino Film Festival numero 36 con il suo "Dulcinea"


TFF36 - Luca Ferri:
Dulcinea
Dopo l'anteprima assoluta a Locarno, Luca Ferri ha accompagnato il suo film "Dulcinea" al Torino Film Festival 36, dove è stato inserito nel programma della sezione Onde.

"Dulcinea è il primo di tre lavori che costituiranno la cosiddetta “trilogia domestica”. Saranno tre film caratterizzati da riprese esclusivamente in interni, in appartamenti. Film realizzati in tre formati diversi: 16mm per Dulcinea, VHS per Pierino, che abbiamo appena presentato a Lipsia e poi a Milano, e videocamera digitale il prossimo, La casa dell'amore, che dobbiamo realizzare. Il loro minimo comune denominatore è avere un unico protagonista centrale, sono tre film profondamente diversi legati da una stessa struttura di rigore e di forma".

Pietro De Tilla, direttore della fotografia del film, sottolinea come "la scelta di ambientare Dulcinea negli anni '90 abbia ispirato anche la scelta estetica, il 16mm porta una sua specifità feticistica... e si unisce al feticismo della storia, del protagonista. Sono l'occhio del regista, le limitazioni del formato sono state fonte di ispirazione. A parte Pierino, che è frutto di un rapporto profondamente individuale e per cui Luca ha curato direttamente la fotografia, sarò io a occuparmi della fotografia dell'intera trilogia: il prossimo sarà il quinto film che gireremo insieme, ormai ci capiamo meravigliosamente".

"Il limite non è per forza una cosa negativa, secondo noi - aggiunge Ferri - e da sempre in base a ciò che abbiamo proviamo a fare il meglio possibile. Ogni film ti trovi a cercare di capire quale sia la via giusta: limiti ne abbiamo sempre avuti molti, specie dal punto di vista economico, non abbiamo mai ricevuto un finanziamento (non è snobismo, li accoglieremmo volentieri!). Tutti dipendono da qualcosa, io per vivere dipendo dal mio lavoro: non esiste il cinema indipendente, il mio è assolutamente dipendente da tutto, da mille fattori. Queste condizioni però non sono di sfavore, le accogliamo paradossalmente come delle opportunità!".

"Adesso, però, vorremmo fare un passo avanti dal punto di vista produttivo, vorremmo dimostrare in primis a noi stessi di poter fare un film con mezzi maggiori ma mantenendo il nostro rigore e la nostra specifità. Credo che oggi in Italia pochi autori abbiano un cinema così riconoscibile e definito, lo dico non per vantarmi, credo sia oggettivo. Ma non vorrei finire in una setta, in un culto... o ci si evolve o si muore. E io vorrei evolvermi".

Quali autori ti hanno formato? "Io arrivo in questo mondo dopo un percorso tortuoso, sono un architetto fallito, un appassionato di marionette e poi un amante di cinema. Monteiro, tra i viventi, è sicuramente il mio preferito. In Italia mi vengono in mente pochissimi nomi: Franco Piavoli, Franco Maresco, Filippo Ticozzi".

"Credo si possa fare un cinema 'che prima non c'era', è l'unico motivo per cui continuo a farlo: non ci sarebbe ragione altrimenti, c'è tanto di altro in giro...".

28/11/2018, 10:21

Carlo Griseri