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LA DISPERAZIONE DI KURT COBAIN - 142 cuentos di Cosimo
Damiano Damato con la prefazione poetica di Morgan


LA DISPERAZIONE DI KURT COBAIN - 142 cuentos di Cosimo Damiano Damato con la prefazione poetica di Morgan
“La disperazione di Kurt Cobain” è l’ultima ferita di Cosimo Damiano Damato a forma di poesia. Centoquarantadue visioni, rabbie, pietà, confessioni, rivoluzioni, sconfitte, felicità e dichiarazioni di fraternità e di amore. Canzoni per un figlio, per un’amante, per un amico, per una pagina letta, per un incubo, per un sogno, per una speranza, per un addio. Il corposo volume, pubblicato dalla sodale Compagnia Editoriale Aliberti (uscito il 21 marzo 2002 - Giornata Mondiale della Poesia), appare come una resistenza poetica e civile al deliro dell’umanità in guerra.

Dedicato a suo figlio Christian Nirvana (autore dell’opera in copertina), battezzato con il nome della band di Cobain del quale prende in prestito il suo testamento per l’esergo: “Sono troppo stravagante, lunatico, bambino! È meglio bruciare in un’unica fiamma che spegnersi lentamente”. Parole da leggersi non come una resa ma come un disperato tentativo di volo. Damato, poeta, narratore e regista pugliese, ha ridato dignità alla parola Poeta nel mondo underground rifiutando quello mainstream.

Questa antologia raccoglie poesie inedite e riscritture del periodo della tetralogia dell’inquietudine, del dolore e delle rivoluzioni che va dal 2016 al 2019 (La stanza sul porto, La quinta stagione, L’ultima sequenza di un film di Jarmusch, Leonard Cohen è tornato) a cui si aggiungono parole di nuovi fantasmi dei baci e abbracci negati della pandemia insieme alle urla contro la guerra. Come ha scritto Angelo Mollica Franco “La voce di Damato è assai concreta, diretta, e cioè narrativa. Si nota, in questo, la formazione come drammaturgo e regista, per via dell’agilità che possiede la sua parola di trasformarsi in immagine, in creazione, dunque in storia. Potremmo definire a ragione tali scritti dei cuentos, nella migliore tradizione di Robert Musil o dei fragments alla George Perec. Più che poesia, allora, dei racconti che vanno spesso a capo, tanto la linearità del senso e della verità narrativa resiste agli enjemblement e sopravvive all’horror vacui dello spazio bianco. Le immagini mentre derubano una realtà universale, inchiodano ognuno di noi come un colpo di pistola. O per meglio dire, sanno svelare e interpretare i desideri, le mancanze, gli incubi, le aspettative del cuore umano. Una coraggiosa ricerca linguistica”.

Ogni poesia-storia sembra uno storyboard di un film. Damato è uno storyteller, i suoi versi sono un circo in cui ritrovare la disperazione di Kurt Cobain, Un valzer di Shostakovich, La primavera di Gurdjieff, L’impiccagione di Don Chisciotte, Il fantasma di John Berryman dopo un concerto di Nick Cave, I cantieri di Pasolini, la Nostalgia di Morricone, Le cartucce nell’armadietto di Hemingway, Gli stivali di John Lennon, L’ossessione di Salinger, Un libro usato di poesie di Thomas Wolfe, Gli spettri di Marx ed Engels, Toscanini che dirige Beethoven, La profezia di Carmelo Bene, il Manifesto del Partito dei calpestati e l’abbraccio di Egon Schiele, Un disegno blu e rosso di Mattotti, Il camice bianco di Gino Strada, Un lamento rock di Ozzy Osbourne, La consolazione di Manlio Sgalambro, Don Tonino Bello e la sua ala spezzata, Mark Lanegan che sfama i corvi, L’angelo del dolore di William Wetmore Story, La voce di San Juan de la Cruz, Un vecchio jazz di Chet Baker, Il libro dei sogni di Fellini, Il vagabondo di Chaplin, Malaventura e Marek Hlasko, Cristo Velato e una poesia di Patrizia Valduga, Etta James che canta di un amore che arriva, Tom Waits che appanna i vetri.

22/03/2022, 15:57