PAOLO SORRENTINO - Un'installazione a Milano con Max Casacci
Un tributo a un sentimento universale come l’attesa. Un tempo di passaggio in cui tutto è sospeso ma ancora, paradossalmente, tutto accade. E un ritmo nascosto, un respiro denso, che ne scandisce l’inesorabile – e dolce - scorrere.
Paolo Sorrentino affida a
Max Casacci la creazione del tessuto sonoro de La dolce attesa, il progetto-installazione del regista Premio Oscar per il Salone del Mobile.Milano 2025, affiancato dalla visione scenografica di Margherita Palli.
Per la 63ª edizione del Salone, Sorrentino firma un’esperienza che trasforma lo spazio in un controcampo di emozioni sospese, in un limbo di suggestioni visive e sonore, giocando sul confine tra attendere e aspettare. Aspettare è lo stato d’animo dell’insofferenza. L’attesa, invece, è una dimensione in cui qualcosa può accadere. Un tempo di transizione. Per questo (forse) il regista la chiama “dolce”. Perché l’attesa non è passiva. È sì lenta, ma fertile. Incubatrice.
Se l’attesa è uno spazio sospeso, il suono deve saperla colmare mentre ne racconta il ritmo. Per questo il regista ha voluto Max Casacci per la costruzione di un tessuto sonoro che ne disegna il fluire: un battito sommerso, pulsante, che accompagna l’esperienza immersiva dell’installazione senza imporsi, ma penetrando nel respiro di chi la vive. Il suono creato per La dolce attesa è una presenza che vibra, si dilata e si contrae, proprio come il tempo dell’attendere, un paesaggio acustico che avvolge il visitatore, evocando la tensione e la magia dell’attesa: una musica senza strumenti musicali che, intonando esclusivamente rumori e canti del mare, suoni delle foreste, respiri del vento e trasparenze di cristallo, si immerge nel battito di un’attesa. - racconta Max Casacci.
Nell’epoca del “tutto e subito”, riscoprire il senso dell’attesa significa cogliere l’opportunità di osservarsi e ascoltarsi. L’attesa come il momento prima dell’alba. E per riempire questo buio, Paolo Sorrentino ha scelto Margherita Palli, scenografa che ha collaborato con registi come Luca Ronconi, Liliana Cavani, Mario Martone, Alexander Sokurov e coreografi come Yang Jiang, Daniel Ezralow, e da moltissimi premi, tra cui sei Premi UBU.
In questo viaggio di visioni che ipnotizza e stordisce, l’attesa non è silenziosa, ma pulsa sotto la superficie. Così il suono costruito dal musicista, cofondatore dei Subsonica, diventa il battito del tempo che passa, insegnandoci ad ascoltare l’attesa con cuore e orecchie nuovi.
Uno sguardo nuovo e inedito su ciò che ci circonda, il desiderio di rileggere il nostro rapporto con lo spazio e con l’ordinario, è la spinta che da tempo muove la ricerca di Max Casacci: una ricerca che lo ha portato oltre i confini della musica “tradizionale”, sperimentando nel mondo dei rumori e degli ambienti sonori e trasformando il quotidiano in composizione: dalla collaborazione con Michelangelo Pistoletto (Watermemories, opera nata dai suoni dell’acqua di Biella), ai suoni ed ecosistemi della natura in Earthphonia, ai rumori dello spazio urbano di Urban Groovescapes (Earthphonia II), il musicista continua a esplorare e giocare tra registrazioni e manipolazioni delle infinite fonti sonore che ci circondano, senza l’ausilio di strumenti musicali. Fino al nuovo progetto, Through the Grapevine, in Franciacorta (Earthphonia III), EP in uscita il 2 aprile per 42 Records / 35 mm e dedicato al suono del vino e della sua lavorazione. Il rombo di un trattore che diventa linea di basso, cisterne di vino che mutano in tamburi taglienti, il suono euforico delle bollicine nel bicchiere e quello ovattato dei grappoli d’uva che cadono al suolo. Una nuova sfida, un viaggio di immaginazione dove l’ispirazione arriva sempre dal contesto e coinvolge tutti i sensi, per un’opera sonora capace di ridisegnare ciò che pensavamo di conoscere già.
A una settimana dall’uscita dell’EP, poi, dall'8 al 13 aprile, il progetto-installazione La dolce attesa sarà visitabile presso il Salone Internazionale del Mobile (Fiera Milano, Rho – Pad. 22-24).
26/03/2025, 15:33