I Viaggi di Robi

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Edward Bowen  (31/01/2010 @ 22:34)
Il regista riesce a creare un’atmosfera inquietante che racconta le tensioni di una famiglia emarginata durante una calda estate in campagna. L'andamento della storia non e' forzato. Il mood è creato con immagini di una casa modesta, affiancata da un roulotte, di facce frustrate dei personaggi e dei loro lividi, della polvere, di macchinario e metallo arruginito, di animali feriti, del fuoco di sera, ed è rafforzato da un sonoro meritevole (non con musica a tappettino, ma con rumori di gridi, di persone che ansimano dopo lite, di cicale, di macchine che corrono, ecc). La fotografia è eccezionale e fa concorrenza con molti lungometraggi d'autore. Privilegia "internal framing", ha un buon uso dello steadycam ed i colori sono ricchi. Il cast è forte, specialmente il padre interpretato da Giorgio Carminati. Gli interpreti dei genitori, dei figli piccoli e di altri personaggi secondari sono ben adatti per questo posto grezzo, mentre si potrebbe dire che la presenza dei tre bei ventenne (due ragazze e un ragazzo) - pur essendo bravi - è un po' fuori posto. Sicuramente, l'amore per l'estetismo nella fotografia è anche presente nella scelta di questi attori. Per esempio, l'interprete del figlio malato è bravo con la gesticolazione della faccia e del corpo, però la sua voce è meno convincente. A parte questo, Cappai dimostra una capacità straordinaria come regista e un gran coraggio nell'affrontare storie che suonano come difficili ricordi di un tempo passato. E' un'onesto scavo nella psicologia di una famiglia tormentata. Ha il gusto del morboso e dei margini, (vale la pena vedere il suo corto precedente - "Purche' lo sia sepolto") . In entrambi questi lavori Cappai mette le sue emozioni e molta riflessione in ogni inquadratura, e per questo dimostra di essere uno dei più promettenti registi esordienti in Italia.
Antonio Perna  (05/12/2009 @ 16:22)
L'ho visto ieri con grande curiosità e che dire....un lavoro di impressionante atmosfera, una storia scorticante e patibolare che ti sta dentro, rimandandoti a sensazioni quasi carnali. Stupisce come l'autore, un ragazzo enigmatico destinato a fare grandi cose, sia riuscito a concepire un simile spaccato familiare, cosi crudo ma al tempo stesso affascinante. Da tener d'occhio.
Simon Tanner  (20/11/2009 @ 18:32)
Film assolutamente da non perdere. 30 minuti che si dilatanoe si resta sospesi nell'afa nella calura. Un cast che fa tutto suo il dettato della regia ce è magistrale a dir poco. Frammenti di vita, di lotta che squarciano anima e corpo, e con una vertigine lenta. Una sonorità che ti accompagnano anche dopo la parola fine.

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