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Festival Roma - LUCARELLI, DEBUTTO ALLA REGIA


L'ISOLA DELL'ANGELO CADUTO, in PIT, segna il passaggio poco incisivo dello scrittore dietro alla macchina da presa. Ma il cinema č altra cosa...


Festival Roma - LUCARELLI, DEBUTTO ALLA REGIA
Sara Sartini č Hana ne "L'Isola dell'Angelo caduto"
“Quando ho scritto la sceneggiatura, ho rubato tutto quello che mi serviva da altri generi, altri modelli e altre grammatiche, mescolando tutto insieme. Nello scrivere e realizzare il film ho fatto lo stesso”. Carlo Lucarelli, affermato scrittore di letteratura noir, e conduttore per la TV di programmi su crimini e delitti, si č fatto prendere un po’ troppo la mano nel tentativo di compiere il grande salto nel cinema. Perché "L’isola dell’Angelo caduto," dall’omonimo romanzo del giallista, presentato nella sezione competitiva “Prospettive Italiane " al Festival di Roma, č un concentrato di imbarazzante dilettantismo.

L’esordio alla regia di Lucarelli ha le sembianze di un thriller gotico con i risvolti dell’horror, ambientato negli anni dell'affermazione di Mussolini, in un’isola prigione sperduta in mezzo al mare, chiamata “dell’Angelo Caduto” perché si dice che Lucifero dopo la ribellione a Dio sia precipitato su quel piccolo scoglio, adesso colonia penale del regime fascista.
Un’isola che non esiste, “come Shutter Island di Scorsese”, precisa Lucarelli, dove, affogata in un’atmosfera forzatamente surreale, si mette in scena l’ennesima lotta tra il bene e il male. Una serie di strani omicidi costringeranno un commissario, Giampaolo Morelli, a confrontarsi con le forze oscure che dimorano sull’isola, e soprattutto con il feroce e violento capo della milizia fascista, Gaetano Bruno. Una trama che fin dalle prime scene si disperde come polvere tra riti satanici, inquietanti, ma non troppo, apparizioni, figure retoriche del cinema di genere e velleitŕ da licantropi, per poi ricomporsi in un finale.
E non sono sufficienti le immagini pittoriche quasi fumettistiche per giustificare un approccio visionario, ma al limite del grottesco, ad esprimere metaforicamente “un momento specifico in cui il protagonista ed un intero Paese si trovano ad affrontare delle scelte seriamente compromettenti, se fare ciň che č comodo o ciň che č giusto”, sottolinea il regista. “Spesso qui in Italia si fanno scelte comode, e non rivoluzionarie".
L’isola dell’Angelo caduto rimane un’opera piů di buone intenzioni, che altro. “Forse ho messo troppa carne al fuoco e ho pasticciato un po ', ammette il regista. “Il film č volutamente sopra le righe, ma se non vi č piaciuto, allora, l’ho fatto male…..”

11/11/2012, 23:19

Monica Straniero