Napoli Film Festival
I viaggi di Roby
locandina di "Segantini. Ritorno alla Natura"

Cast

Con:
Filippo Timi (Giovanni Segantini)
Alice Raffaelli (Bice Bugatti Ragazza)
Lorenzo Sartorelli (Segantini Bambino)
Annie Paule Quinsac (Critica d'Arte)
Gioconda Leykauf-Segantini (Nipote Segantini)
Franco Marrocco (Direttore dell’Accademia di Brera)
Romano Turrini (Storico di Arco di Trento)

Soggetto:
Francesco Fei
Roberta Bonazza
Federica Masin

Sceneggiatura:
Francesco Fei
Roberta Bonazza
Federica Masin

Musiche:
Alberto A.N. Turra

Montaggio:
Claudio Bonafede

Costumi:
Federica Sanseverino

Fotografia:
Francesco Fei
Patrizio Saccò

Produttore:
Roberta Bonazza
Federica Masin
Francesco Fei

Produttore Esecutivo:
Mara Maionchi

Acconciature:
Maria Boyoka

Trucco:
Maria Boyoka

Sound Designer:
Massimiliano Fraticelli

Segantini. Ritorno alla Natura


Regia: Francesco Fei
Anno di produzione: 2016
Durata: 76'
Tipologia: documentario
Genere: arte/biografico/docufiction
Paese: Italia
Produzione: Apnea Film; in collaborazione con Sky Arte HD
Distributore: Nexo
Data di uscita: 17/01/2017
Formato di proiezione: HD, colore
Ufficio Stampa: Studio Vezzoli / Ufficio Stampa Nexo Digital
Titolo originale: Segantini. Ritorno alla Natura

Sinossi: La vita del pittore Giovanni Segantini, interpretato da Filippo Timi, ricostruita nei luoghi che le fecero da sfondo e da ispirazione. Un’indagine sul senso che il luogo d’origine dell’artista ebbe in tutte le sue successive vicende artistiche e di vita.
Segantini ritorno alla natura narra la storia singolare e straordinaria di Giovanni Segantini, ponendo l'accento sul suo modo di sentire la natura come fonte d'ispirazione artistica e spirituale. Nato ad Arco di Trento, di umili origini e con un tortuoso percorso di vita, Segantini riuscirà a diventare uno dei pittori simbolisti più importanti dell’Ottocento.
Il film entra nelle strade e nei borghi, nelle valli e nei paesaggi alpini che segnarono l’opera e l’anima di quello che Vasilij Kandinskij definì “il pittore più spirituale mai esistito”. Il documentario restituisce un ritratto complesso dell’artista, ricostruisce gli scenari della sua vita come fosse un romanzo e parallelamente interroga pensieri e ricordi di chi l’ha conosciuto e studiato a fondo. Un intreccio di vita e di arte che è anche un affascinante scorcio di Ottocento.
L’interpretazione di Filippo Timi nelle parti di fiction sottolinea l'intensità delle lettere autografe del pittore. Il filo rosso familiare è condotto dalla nipote dell’artista Gioconda Segantini, mentre le parti storico artistiche da Annie-Paul Quinsac massima esperta dell’arte segantiniana, da Franco Marrocco direttore dell’Accademia di Brera e da Romano Turrini storico di Arco.

"Segantini. Ritorno alla Natura" è stato sostenuto da:
Trentino Film Commission
Provincia Autonoma di Trento
Comune di Arco
Lombardia Film Commission
Cassa Rurale Alto Garda
Garda Trentino Azienda per il Turismo
Comune di Milano
MAG - Museo d’Alto Garda
Palazzo Reale
Skira Editore
Galleria d’Arte Moderna di Milano
Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma
Accademia di Belle Arti di Brera
Pinacoteca di Brera Milano
Gallerie Maspes Milano


Note:
Biografia Giovanni Segantini
Giovanni Segantini (alla nascita Giovanni Battista Emanuele Maria Segatini) nasce ad Arco in Trentino, allora terra irredenta, il 10 gennaio del 1858. La madre Margherita de Girardi è di salute cagionevole e il padre Agostino Segatini, venditore ambulante, è spesso in giro a cercar fortuna. Giovanni trascorre così i suoi primi anni di vita in condizioni di estrema povertà insieme alla madre, spesso ricoverata in ospedale.
Luogo significativo quello della nascita, è qui che Giovanni impara a contemplare i monti nella loro severità, dentro un paesaggio dalla luce intensa ma che dovrà lasciare definitivamente per la morte della madre nel 1865, per seguire il padre a Milano dove si trovano i figli più grandi nati dal suo precedente matrimonio. Un viaggio definitivo per il piccolo Giovanni, che non tornerà più ad Arco nonostante questa volontà resti nel corso della vita '' il suo più ardente desiderio…''.

La vita a Milano, con la sorellastra Irene (il padre Agostino muore l’anno successivo) trascorre in un clima di recessione economica, in una zona povera e sovrappopolata.
Abituato agli spazi di Arco, Milano sembra una prigione anche da un punto di vista paesaggistico. Numerose sono le fughe, fino all’arresto nel 1870 per ozio e vagabondaggio. Segantini viene internato al riformatorio Marchiondi: ha 12 anni e viene descritto come analfabeta e ribelle al sistema.
Nel 1873, grazie all’intervento del fratellastro Napoleone, esce dal carcere e trascorre due anni a Borgo Valsugana, in Trentino, come aiutante in una bottega fotografica. E’ l’inizio di un percorso che fa intravedere la scelta da parte di Segantini di apprendere la pittura.

Rientra a Milano, dove frequenta fino al 1877 i corsi serali all’Accademia di Belle Arti di Brera in concomitanza con il lavoro di apprendista dall’ex garibaldino Luigi Tettamanzi.
Nel ’80 il suo quadro Il coro di Sant’Antonio viene notato all’Esposizione Nazionale di Brera e acquistato dalla Società delle belle arti di Milano. Sono gli anni in cui incontra Carlo Bugatti e Vittore Grubicy che, intuite le capacità, si offrono di finanziarlo.
Gli anni Ottanta sono quelli dell’incontro con Beatrice Bugatti, la compagna di tutta la vita, con cui si trasferisce a Pusiano in Brianza e dalla cui unione libera nascono Gottardo e Alberto. Sono gli anni di una sfumata malinconia pittorica (privilegiando la luce del tramonto) e di difficoltà nei rapporti con la gente del posto.
La ricerca della monumentalità delle montagne non si ferma nemmeno dopo il suo ritorno a Milano nel 1885/86 quando nascono i figli Mario e Bianca. Segantini si muove in esplorazione a piedi per cercare un posto ideale e arriva con la famiglia a Savognino, un villaggio nei Grigioni che regala anni di intensa produzione e considerevole sviluppo intellettuale.

Nel 1892 viene minacciato di espulsione da parte delle autorità cantonali, poi attuata nel 1894: non aveva passaporto, non pagava i debiti, non era religioso. Nell'agosto dello stesso anno arriva a Maloja, luogo in cui trova un suo equilibrio, vive in un clima di misticismo, non solo per la sua comunione con la natura in un senso panteistico, ma anche per il pensiero della vita futura e lavora alle tante richieste. Sono anni di successo e intenso lavoro, seguendo il ritmo della natura.
Il 28 settembre del 1899 muore prematuramente sullo Schalberg, mentre dipinge la parte centrale del Trittico della Natura.


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