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locandina di "Pagani"

Pagani


Regia: Elisa Flaminia Inno
Anno di produzione: 2016
Durata: 52'
Tipologia: documentario
Genere: sociale
Paese: Italia
Produzione: Parallelo 41
Distributore: Istituto Luce
Data di uscita: 22/04/2017
Formato di ripresa: HD
Formato di proiezione: HD, colore
Ufficio Stampa: Ufficio Stampa Cinecittà Luce
Titolo originale: Pagani
Altri titoli: Mater

Recensioni di :
- PAGANI - La tradizione popolare di una comunità

Sinossi: Nel profondo sud dell'Italia sopravvivono antichi sincretismi religiosi legati alla Madre Terra. A Pagani, nei pressi di Pompei, sette giorni dopo Pasqua si celebra la Madonna delle Galline, una Vergine venerata con canti e danze ancestrali. Per trenta giorni il popolo dei devoti si muove all'unisono per perpetuare la Tradizione, un evento a cui tutti partecipano animati da una fede che diventa memoria e trascendenza. Fonzino è il prescelto che guida il popolo nella costruzione del Tosello, un tempietto barocco segreto, rivelato alla comunità ogni anno il giorno della festa. Biagino è il leader di una comunità omosessuale di devoti, protagonista degli eventi liturgici più ortodossi e portatrice di remote usanze legate al mondo omosessuale, come il matrimonio della Zeza, la Morte di Carnevale e la Figliata dei Femminielli. L'attesa della Madonna scandisce i giorni che precedono la festa, tra semina dei campi e il ripetersi di riti popolari che scandiscono il passaggio delle stagioni. Fino al giorno della festa, quando tutto si scioglie in un tripudio di musica e danza volto alla catarsi e alla nascita di una nuova primavera.

Ambientazione: Pagani (NA)

"Pagani" è stato sostenuto da:
MIBACT (Interesse Culturale Nazionale)


Note:
Il Rito e la Tradizione
L’Equinozio di Primavera è uno dei due momenti dell’anno in cui giorno e notte sono in perfetto equilibrio. Nei secoli precedenti era legato alla Pasqua ebraica, che si celebrava la notte della prima luna piena di primavera. In questo spazio-tempo si tenevano festeggiamenti in onore di divinità precristiane alle quali la gente offriva danze, inni, musica, libagioni e i frutti migliori della terra. Le danze e i canti erano preghiere e celebravano il prodigio della primavera, invocando il suo perpetuarsi con una pratica chiamata oggi ballo sul tamburo o tammurriata, e si svolgevano con movimenti di incontro e di innamoramento che a volte sfociavano in incanto. Queste usanze erano molto simili a quelli che si praticavano in onore della Grande Madre - che divenne per sincretismo nel corso dei tempi Astarte, Cibele (portata a Roma dal mare il 4 aprile 204 a.C. secondo Tito Livio), Cerere, Demetra, Giunone e poi Maria Santissima, Vergine e Madre di Cristo. La Magna Mater era la dea dei pagani e rappresentava la Terra, la fecondità e la rigenerazione del mondo, in un legame metafisico tra sessualità umana e fertilità vegetale. Molti fanno risalire la tammurriata ai culti in onore di Demetra - invocata negli Inni Omerici come la "portatrice di stagioni". I rituali a lei dedicati sono meglio conosciuti come Misteri eleusini, dove canto e danza diventavano preghiera grazie all’uso di un tamburo, raffigurato nei ritrovamenti archeologici visibili negli scavi di Pompei ed Ercolano.
Le dee assicuravano ai fedeli salute e prosperità in questa vita e prospettive di salvezza nell’aldilà attraverso dei riti. Il devoto doveva consumare un pasto tradizionale, entrare in un locale riservato al rito (come il Tosello), vedere i simboli sacri e ricevere la rivelazione: la verità su che cosa è il mondo, da dove veniamo e dove andiamo. Il ciclo dei misteri iniziava a febbraio con i Piccoli Misteri (come il rito della Candelora a Montevergine) sino a settembre (Grandi Misteri) ed avevano inizio con l’andata in pellegrinaggio degli Efebi a Eleusi (proprio come la juta a Montevergine). I misteri frigi iniziavano in primavera con due processioni al tempio di Cibele, la seconda (22 marzo), la più importante, consisteva nel portare in corteo un pino reciso e ripulito dei rami, avvolto in bende rosse di lana e decorato con fiori e strumenti musicali. La cerimonia era detta Arbor Intrat ed alcune fonti riferiscono che con il tempo i pini siano stati sostituiti da palme e rinominata, con l’avvento del Cristo, con la Domenica delle Palme. Il 25 marzo, chiamato Hilaria cioè Gioia (periodo dell'anno in cui si celebra la Madonna delle Galline) si celebrava la simbolica rinascita del dio Attis (il pastorello amato da Cibele che la tradì e per paura si evirò con le sue stesse mani morendo dissanguato) e la gioiosa affermazione della primavera (rinominata poi Pasqua dai cristiani-cattolici). Il ciclo si chiudeva tra danze e canti e la statua di Cibele ritornava al tempio.
I sacerdoti di Cibele – detti anche galli o coribanti - nel corso del rito a volte si auto-lesionavano fino ad evirarsi per assicurare la loro devozione alla Grande Madre, tra preghiere, urla e danze con ritmi ossessivi ed esaltazione mistica. L’evirarsi significava anche voler assomigliare a lei e dotarsi così di una potenza superiore. A questi sacerdoti veniva attribuito il potere di interpretare i sogni e indovinare attraverso le galline, attraverso il volo degli uccelli e il moto degli astri. I sacerdoti eunuchi indossavano vesti femminili che nella maggior parte delle culture sciamaniche attribuiscono un valore sacrale agli uomini che si travestono o si atteggiano a donna: ciò collega strettamente facoltà sciamaniche, castrazione rituale e omosessualità.


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