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SUBURRA 3 - Il Capitolo finale della serie su Netflix


La prima serie italiana Netflix con protagonisti Alessandro Borghi e Giacomo Ferrara è giunta a conclusione tra morti inaspettate e flebili colpi di scena. Prodotta da Cattleya in associazione con Bartlebyfilm, diretta da Arnaldo Catinari e scritta da Ezio Abbate, Fabrizio Bettelli, Andrea Nobile, Camilla Buizza, Marco Sani.


SUBURRA 3 - Il Capitolo finale della serie su Netflix
Giacomo Ferrara e Alessandro Borghi
Prequel dell’omonimo film di Stefano Sollima del 2015 tratto dai romanzi di Giancarlo De Cataldo e Carlo Bonini, "Suburra – La serie" si è conclusa con la terza stagione in sei puntate che hanno rivelato ancora una volta tutte le lacune di un prodotto che negli anni si è sempre più allontanato dall’opera avvincente e ben scritta di Sollima.

Se la seconda stagione si era in parte risollevata nel ritmo e nella sceneggiatura, l’ultima però si ripiega su sé stessa in un finale frettoloso che dimostra palesemente la voglia di concludere, da parte di produttori e sceneggiatori, una serie che era partita con i migliori presupposti ma che non ha mai avuto la forza narrativa di altri prodotti nazionali come “Gomorra – La serie”. In parte le criticità sono sicuramente dovute alla scelta incoerente di distaccarsi dalle vicende del film e far seguire ai protagonisti un destino diverso, scelta quantomeno azzardata trattandosi di un prequel.

Gli intrighi del potere “alla romana”, tra criminalità organizzata, politici corrotti e potere ecclesiastico sempre più lontani dalla santità; in questo ultimo capitolo girano intorno alla conquista definitiva di Roma, di quel “trono” dal quale viene spodestato il boss Samurai (un sempre convincente Francesco Acquaroli) ucciso per mano di Aureliano Adami (Alessando Borghi) e Spadino (Giacomo Ferrara) nell’unico colpo di scena sconvolgente degli ultimi episodi. A chi spetterà quindi il potere su Roma? La capitale è eterna si sa, ma non lo sono coloro che ambiscono al suo controllo e “Suburra” almeno questo ce lo insegna.

A poco è servita la storia d'amore e amicizia tra Aureliano e Spadino o il rapporto che nasce tra le donne dei boss Angelica (Carlotta Antonelli) e Nadia (Federica Sabatini) che in questa stagione acquistano dei ruoli di rilievo nell’organizzazione criminale: niente sembra credibile e il più delle volte l’interpretazione dei protagonisti appare troppo “caricata” e innaturale. Come quella di Antonelli e Sabatini o quella di Filippo Nigro, il politico Amedeo Cinaglia, che risulta poco convincente e fuori parte.

La veridicità e l’epicità con la quale Sollima nel suo film ha raccontato Roma e le sue brutture, i suoi protagonisti corrotti e malvagi, “rovinati” per sempre dalla sete di potere, una Roma suggestiva, continuamente sommersa dalla pioggia che non riesce a lavare il sangue o a purificare la città eterna da violenza e avarizia, nella serie Netflix si tramuta in un debole racconto criminale, un’occasione persa per il pubblico e per gli stessi interpreti.

12/11/2020, 17:30

Caterina Sabato