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locandina di "Dove Bisogna Stare"

Dove Bisogna Stare


Regia: Daniele Gaglianone
Anno di produzione: 2018
Durata: 98'
Tipologia: documentario
Genere: sociale
Paese: Italia
Produzione: Zalab; in collaborazione con Rai Tre (Doc3)
Distributore: ZaLab
Data di uscita: 17/01/2019
Formato di proiezione: DCP, Bluray, DVD, colore
Ufficio Stampa: Zalab
Titolo originale: Dove Bisogna Stare

Recensioni di :
- TFF36 - DOVE BISOGNA STARE, senza dubbi

Sinossi: C’è un Paese raccontato come terrorizzato dalle migrazioni e violentemente ostile nei confronti dei migranti, una narrazione su cui un ceto politico continua a costruire la propria identità e le proprie fortune elettorali a fronte di un’altra parte di ceto politico che sembra incapace di parlare a un Paese spaventato e sempre più aggressivo. Ma esiste anche un altro Paese, che pratica solidarietà e lotta per i diritti ogni giorno, in maniera spesso informale e non strutturata. Il film racconta quattro donne, Elena, Georgia, Jessica e Lorena, di età diverse, che in luoghi diversi sono impegnate in attività a prima vista assurde per il senso comune o quello spacciato come tale.

Sito Web: http://www.zalab.org/projects/dove-bisogna-stare/

Ambientazione: Val di Susa / Como / Cosenza / Pordenone

"Dove Bisogna Stare" è stato sostenuto da:
Regione Piemonte
Film Commission Torino Piemonte
Piemonte Doc Film Fund
Medici Senza Frontiere


Note:
Le immagini di repertorio presenti nel documentario sono tratte da Askanews, LocalTeam, Espansione TV.

LE PROTAGONISTE

Elena, Ulzio - Val Susa

L’inizio ideale di questo viaggio nella frontiera alpina italiana parte dalla zona tra Bardonecchia e Briançon. In questo ultimo lembo della Val di Susa si sono riversati molti migranti che non trovano la possibilità di attraversare il confine blindato di Ventimiglia/Menton per tentare di giungere in Francia passando per le montagne.
Elena, che vive ad Ulzio, in alta val di Susa, è figlia di questa valle e della sua cultura e nonostante conduca una vita intensa e impegnata, non si è tirata indietro quando si è trattato di affrontare forse uno dei casi più difficili: accogliere in casa sua un giovane camerunense salvato in extremis da alcuni volontari sulle montagne che ha corso il rischio dell’amputazione dei piedi per congelamento.

Georgia, Como
Como è terra di frontiera, la Svizzera è appena fuori dal centro cittadino. Negli ultimi anni il confine era un passaggio tranquillo per persone di origine straniera – con diritto d’asilo o senza – che andavano verso il Nord Europa. A luglio 2017 la guardia di frontiera svizzera cambia politica, e comincia a respingere sistematicamente. Nel giro di pochi giorni, fra la stazione ferroviaria di Como San Giovanni ed il parco antistante cominciano ad accamparsi i migranti bloccati.
Georgia ha 26 anni. Faceva la segretaria in uno studio medico; saputo dell’arrivo dei primi migranti in stazione ha allungato per comprare una decina di spazzolini e qualche tubetto di dentifricio; si è trovata davanti 80 persone. Ha deciso di spenderci le ferie. Da quel momento non ha più smesso.

Lorena, Pordenone
Lorena Fornasir, 64 anni, psicologa clinica e psicoterapeuta, ha diretto per molti anni il servizio adozioni dell’ASL di Pordenone. Da poco più di due anni è in pensione. Da vent'anni convive con Andrea Franchi, un ex professore di filosofia bolognese di 84 anni. Incontriamo Lorena e Andrea nella prima periferia di Pordenone, di fronte ad una vecchia area industriale ormai vuota da anni, che tutti chiamano “jungle". È uno dei luoghi in città in cui trovano riparo Pakistani, Afghani e Bengalesi che non riescono ad entrare nei percorsi di accoglienza istituzionali. L’area è delimitata da alte reti di alluminio con divieto d'accesso per pericolo di crollo. Lorena e Andrea scavalcano con agilità e ci invitano a seguirli. Nella jungle diventano fondamentali portando aiuti, informazioni e attenzione a chi è costretto a rifugiarsi.

Jessica, Cosenza
Jessica è la più giovane delle quattro. A ventidue anni è il centro di gravità di una grossa occupazione abitativa a Cosenza dove vivono quasi ottanta persone. Famiglie, singoli, adulti e anziani. Per Jessica non ci sono italiani e stranieri: ci sono persone che condividono un bisogno radicale, il bisogno abitativo, e che si organizzano per risolverlo assieme.
Non c’è nessun umanitarismo nelle motivazioni di Jessica: se occupa non è per dare una mano a qualcuno di più sfortunato di lei; è perché lei stessa ha questo bisogno. Nello spazio comune dell'occupazione, una stanzetta in cima alle scale, un vasto cortile di cemento, e la guardiola all'ingresso in cui a turno gli occupanti stanno di guardia, cantano, chiacchierano e fumano sigarette, per non farsi trovare impreparati da un possibile sgombero.


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